Quel che vedi

Aprile 15, 2008

Accendi una sigaretta, vuoti il bicchiere, ti guardi intorno senza vedere nessuno. Sentire le voci vicino e lontano da te, percepire la gente ridere, discutere. Finisci di fumare e vai in strada. Il freddo non è molto violento, ti stingi un po’ dentro al cappotto e ti allontani lentamente. Una di quelle notti che non hai voglia, che non vuoi, che non ci sei, che non ci stai; una di quelle notti in cui niente può accadere. Come un attacco di panico: quell’angosciante sensazione di catastrofe incombente che rende il mondo fragile intorno a te, dentro di te, come camminare su di un prato di cristalli, attento ad ogni passo, ad ogni respiro, i cristalli sono dentro te. Ti rendi poi conto che in fondo, un motivo per urlare non c’è, almeno non per te. Girare l’angolo e trovarsi dentro una di quelle notti in cui tutto può accadere.


Pensieri liberi in un mattino piovoso d’Aprile

Aprile 11, 2008

Come la pioggia che suona alle finestre, sui vetri, sulle tapparelle. Come una scia d’acqua e fango che, sollevata dall’asfalto dalle gomme delle auto va in alto per poi ricadere sul tuo parabrezza. Come una fila di persone che aspetta qualcosa, o un gruppo di bestie che riposano in terra: seduti, tra occhi stanchi ma vigili e orecchie sempre attente. A chi non è mai capitato di non sapere dove andare, di mettere un passo davanti l’altro per trovarsi poi, in un posto che certamente non è come l’immaginava. Sospiri stanchi, riflessioni lente, avvolti da una nebbia che il sole non vuol scacciare. Chissà come si sentono quelli che la luce la vedono solo di notte, dai neon, dai lampioni, da un fuoco che non scalda come vorrebbero, ciò che vorrebbero forse non sanno cos’è.